Microonde vagabondo

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Ciao, io sono n.1038,

mi ha prodotto una fabbrica di microonde tantissimi anni fa. Mi hanno assemblato pezzetto per pezzetto una fabbrica lontana e poi mi hanno trasportato, imballato e protetto, fino a Napoli, nel negozio dove una mamma e un papà hanno deciso di acquistarmi.

Per questa famiglia, che mi ha accolto in una casa grande –ma un po’ freddina- e spesso vuota, sono stato utilissimo: la mamma, che tornava sempre da lavoro molto tardi –strani orari quelli di un dottore! – mi usava per scaldare le minestrine che, una signora di mezza età un po’ bisbetica, sua sorella non sposata, le faceva trovare pronte quando tornava a casa; alla sera scongelavo panini per tutta la famiglia e poi finalmente… un po’ di riposo per tutti!
E poi, e –credo- questo fosse il motivo principale per cui mi avevano scelto, quando non c’era la signora bisbetica che preparava il pranzo, le due bambine tornavano da scuola e mi usavano per scaldare i piatti che la mamma aveva preparato la sera prima.

Dovete sapere che uno dei miei pregi, in assoluto, era avere ben due ripiani al mio interno, così bastava mettere dentro i due piatti pronti, accendermi con il programma adatto e…via! Ecco servito un pranzetto caldo da mangiare insieme!

Poi un giorno si è iniziato a parlare di trasloco.
I preparativi di tutti sono frenetici: scatole, scatoloni, nastri adesivi e carte per imballare e proteggere. Io, da parte mia, ho contribuito, come mio solito, a far trovare a tutta la famiglia, sempre qualcosa di caldo a tavola, anche quando tutte le pentole erano già partite verso una nuova destinazione.

Solo che per me niente trasloco.
Ho scoperto, mentre impacchettavano anche me, che la casa nuova aveva già un microonde, più moderno e bello. Io non servivo più. E così mi hanno lasciato per ben tre anni ad ammuffire in un garage…
Per un po’ hanno provato a lasciarmi a casa dalla signora bisbetica ma lei… niente… non vuole saperne della “tecnologia”… nonostante già allora io fossi un microonde di ben 6 anni, un elettrodomestico di una certa età, direi, e (visto come cambiano velocemente le cose ultimamente) per alcuni sarei potuto già essere un pezzo di antiquarato.

E poi un giorno Sara si trasferisce. Va a studiare a Ferrara e certo non avrà molto tempo per cucinare e far la spesa; un microonde può essere utile anche a lei…e così….eccomi! Pronto a scongelare, scaldare e trillare quando il cibo é pronto! E così parto per un nuovo viaggio, verso Ferrara, nella vecchia macchina di famiglia insieme a vestiti, coperte, libri e altri oggetti che Sara ha scelto di portare con noi in questa nuova avventura.

Passano due anni durante i quali io e Sara combiniamo anche qualche pasticcio: ad esempio quella volta che Lei ha messo il pane a scaldare per troppo tempo e io l’ho bruciato tutto, o quella volta che mi si è rotto un pezzetto dentro e…ehm…per colpa mia continuava a saltare la corrente in casa… Ops! Per fortuna mi hanno aggiustato e ora è tutto ok.
Gli altri membri della famiglia sono passati a trovarci ogni tanto e, durante le loro conversazioni, ho capito che anche l’altra figlia andava via da casa, si trasferiva a Venezia.

Ah! Venezia! Come vorrei vederla! E…Bingo! Ci vado anche io!

Sara infatti, ormai, ha finito gli studi, torna a casa e tocca all’ altra sorella avermi accanto per gli anni successivi. Lei mi ha usato soprattutto per scaldare acqua per tisane e zuppe strane –abitudini alimentari un po’ particolari in effetti- ma so che mi vuole bene, e mi è grata della mela cotta che le ho preparato stamattina…

Ma sono passati ormai tre anni da che sono arrivato qui, inizio a sentire bisogno di muovermi, vedere alte case, conoscere altre città e so che Cristina non ha voglia di sobbarcarsi il mio trasporto avanti e indietro per Venezia. In effetti, col tempo, sono diventato un po’ pesante, soprattutto se confrontato con i miei nuovi cugini, di quasi 15 anni più giovani.

E così eccomi qui, in cerca di nuove avventure!

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