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Domenica 10 aprile, in concomitanza con la tradizionale Festa di Primavera, torna “anteprima Riusanze”. Durante la giornata sarà aperto il punto ristoro.

Dalle 9.00 del mattino cancelli aperti per espositori e curiosi: una giornata di mercato dell’usato aperto a tutta la cittadinanza.
Hai oggetti, elettrodomestici, libri, vestiti, dischi, etc, etc ancora in buono stato ma che non ti servono più?
Puoi allestire il tuo banchetto ad “anteprima Riusanze” e cedere i tuoi beni ad offerta libera!

Vi aspettiamo numerosi e… diffondete l’appuntamento!!


Per partecipare occorre prenotarsi inviando una mail a riusanze@gmail.com
per info: 328 9766591

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C’è chi vede i mercatini dell’usato come luoghi senza tempo, uno spazio sospeso ricco di sorprese e oggetti affascinanti. Nella consuetudine quotidiana è ancora forte l’idea di entrare in un mercatino e trovare l’oggetto inconsueto, l’affare e una sorta di riscoperta del tempo passato o del raro. E in effetti questi luoghi magici contengono non solo oggetti, ma anche le loro storie.

Oltre alla visione del pittoresco e dell’inedito oggi scopriamo di più. Il second hand anche in Italia non è solo shopping alternativo, ma sta diventando consuetudine.

L’evoluzione del settore dell’usato sta radicandosi in maniera stabile nel tessuto sociale del paese. La domanda di poter riutilizzare oggetti ancora in buono stato, funzionanti, praticamente nuovi, recuperando parte della spesa d’acquisto iniziale e riducendo gli sprechi, è alla base di una nuova etica del consumatore.

Un oggetto di seconda mano acquista così più valore rispetto ad uno nuovo. Nel momento in cui viene reimmesso in commercio diminuisce la richiesta di produzione di un prodotto nuovo, riducendo l’inquinamento derivato dalla produzione, e favorisce la crescita di un settore economico sostenibile.

Il riuso si fa alternativo al consumismo attraverso la consapevolezza che oggi la produzione di merci ha superato la domanda,  che l’accumulo di beni  inutilizzati è uno spreco e che lo smaltimento è un costo per la collettività. In questo contesto i negozi second hand diventano di tendenza, si specializzano e investono in innovazione. I nuovi imprenditori del riuso sono aggiornati, appassionati e investono sulla valorizzazione delle merci attraverso nuove competenze, tecnologie e il web.

A questo punto, a sostegno della nostra tesi,  non possiamo fare a meno di presentarvi Marco Pirisi, operatore dell’usato cagliaritano, professionista del riuso che ha dato vita ad una delle più significative attività second hand specializzate in articoli sportivi: Sportalo-l’usato per gli sportivi.

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Nel suo negozio si possono trovare solo articoli sportivi di seconda mano, selezionati con cura e professionalità e in grado di soddisfare qualsiasi passione sportiva. Sono articoli recenti che i privati portano per essere rivenduti attraverso il sistema del conto-vendita. Il merito di Marco è quello di aver fatto un investimento di successo non solo imprenditoriale, ma anche culturale. Ci racconta che:

 

La soddisfazione più grande la leggi nella faccia della gente e nei mille complimenti, è il sentirsi dire ‘te lo meriti’ da persone che conosci appena, è l’’espressione del ragazzo che telefona all’ amico per spiegarli che ha scoperto un posto fighissimo o il bambino che porta la sua bicicletta con il padre per venderla e ricomprarsi quella più grande, ma soprattutto è vedere la trasformazione di un sogno in un’idea per poi vederlo diventare un progetto ed infine una realtà.”

Noi di SpazioRiuso.it osservando ed entusiasmandoci per queste realtà virtuose non possiamo che augurarci che il settore economico del riuso, attraverso competenze e innovazione, riesca a sviluppare non solo un cambiamento culturale ma di pari passo uno sviluppo economico più sostenibile ed equo, attento all’ambiente e alternativo all’economia tradizionale.

Meno consumismo e più consumo … forse è la ricetta per uscire dalla crisi insieme.

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Il vecchio Santa Klaus, o San Nicola o Babbo Natale, che dir si voglia, è lì vicino alla Posta con le sue renne. Non è contento e chiama Gnomo Rigioco e Fata Arbolè: “Troppi bambini hanno tutto e non hanno più quel che serve: la generosità. Io son diventato quel che sono regalando il mio patrimonio ai poveri, le monete d’oro alle ragazze senza dote perchè si potessero sposare e agli studenti perchè potessero studiare.”

Ora Babbo Natale serve solo per i Grandi Magazzini?! Con tutti quei giochi comprati e buttati, con troppe carte luccicanti, scatole, bigliettini e fiocchetti che poi ingombreranno la spazzatura.”

“Insomma è tutto da ripensare.” Riflette Fata Arbolè … “Su andiamo alla Bottega del Riuso! Qui i bambini possono ridare vita ai giocattoli, se li hanno tenuti per benino e puliti.”

per-bidonville-862x441“Ma lo sapranno? Bisogna mandare letterine di Natale diverse.”

Babbo Natale si rianima. “I bambini potranno esprimere pensieri d’amore attraverso i regali, soddisfare desideri di altri, ricevere doni con una storia e aiutare l’ambiente!”

E’ proprio contento: ” RIUSIAMO i giocattoli, i libri e i presepi del mondo? … anche gli Elfi si divertono, finalmente un lavoro prezioso!”

Gnomo Rigioco intanto ha iniziato a leggere le letterine e se la ride.”

 

Maga Rirì

 

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OfficineZero è un progetto per il riuso delle Officine ex-RSI, uno spazio di produzione per i vagoni notte dei treni in un’area strategica di Roma, poco lontano dalla stazione di Tiburtina.

La fabbrica è stata chiusa nel 2008 ed acquistata da privati per un progetto di housing speculativo.

Per i lavoratori la prospettiva era la cassa integrazione così, in risposta allo stop della produzione e alla prospettiva di licenziamento, nel 2012 hanno occupato la fabbrica proponendo il riuso di quello spazio in funzione produttiva e autogestita.

Poco dopo si sono uniti a loro alcuni studenti romani e il progetto OZ ha, man mano, preso forma.

L’obiettivo è preservare il carattere produttivo dell’area e sfruttare edifici, conoscenze, mano d’opera e attrezzature per (r)innovare la fabbrica.

Nel 2013 è quindi, formalmente, partito il progetto OfficineZero:
ha come obiettivi la riconversione e rigenerazione dello spazio fisico delle officine, un complesso di capannoni destinati alla produzione ed edifici che avevano funzioni direttive, e un percorso di auto-organizzazione animato da figure produttive diverse che si combinano per inventare alternative alla crisi economica, sociale e produttiva che ci tocca in sorte.
Officine Zero nasce dalla convinzione che le competenze dei manutentori dei treni-notte possano essere RIUSATE per insegnare ad altri come recuperare oggetti dismessi (anche solo riparandoli) e formare una cooperativa che operi nel mondo del riciclo e del riuso.
Ormai in tutta Europa e pratiche di riduzione dei rifiuti producono nuove forme di economia, dove compatibilità sociale e ambientale sono inscindibili.

Il concetto di RIUSO diventa, quindi, centrale in tutto il processo e attraversa, trasversalmente, gli spazi, le competenze, le attività di produzione.
OZ fa dell’ economia del riuso il proprio punto focale.

Per la riconversione della attività all’interno delle Officine Ex-RSI si prevedono due fasi:
La Fase 1 è ancora una fase legata all’informalità- poiché ancora in assenza di autorizzazioni per il trattamento dei rifiuti- in cui dalla mappatura delle competenze già presenti, a partire tra gli operai ex-RSI, si possono avviare dei corsi di formazione pratica sul campo in settori come tappezzeria, falegnameria, elettrotecnica, lavorazione dei metalli etc. da sperimentare su beni in medio stato donati dalla rete degli svuotacantine coinvolti e dal territorio (in seguito all’avvio di una campagna di comunicazione).
Si affiancherà alla formazione pratica quella teorica in campo ambientale coinvolgendo associazioni ambientaliste e si potranno inoltre attivare percorsi di promozione di servizi di riparazione, manutenzione e allungamento della vita dei prodotti a domicilio contribuendo così a consolidare il rapporto col territorio.
La Fase 2 prevede un percorso di formalizzazione in cui far nascere come soggetto legale, in una qualche forma giuridica ancora da definire, il Centro di preparazione al riutilizzo e alla riparazione.

L’esperienza di Oz è iniziata alla fine del 2013 e, pur partendo come occupazione illegale, ha iniziato a costruire un dialogo con l’amministrazione pubblica.
La Regione Lazio ha dichiarato il progetto economicamente sostenibile e il piano di fattibilità convincente, impegnandosi quindi a sostenere interventi volti allo sviluppo dell’area; il Comune di Roma si è messo a disposizione per un tavolo di confronto interistituzionale.

Officine Zero conferma, quindi, il riuso come pratica intelligente, per lo spazio, per le persone e per il futuro della produzione.

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Il primo punto da chiarire, in materia di riuso e prevenzione dei rifiuti, è che, secondo la normativa, riusare significa NON PRODURRE RIFIUTI. Il riuso, cioè, agisce nella fase precedente al momento in cui qualcosa diventa, secondo la legge, un rifiuto.

Rifiuto è, secondo la direttiva 2008/98/CE, qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi. Nel momento in cui un oggetto viene buttato nella pattumiera e diventa un rifiuto, anche se è ancora utilizzabile, esso rientra in un processo complesso per il trattamento dei rifiuti normato da altre leggi e regolamenti.

Non tutto ciò che rifiutiamo però necessariamente deve terminare il ciclo di vita. Molti oggetti infatti sono ancora riutilizzabili e conservano un valore.

Ad esempio i mercatini dell’usato sono strutture che possono intercettare tutto ciò che non viene usato, ma che conserva ancora un valore e può essere ri-utilizzato e ri-commerciato.

Sono luoghi in cui viene fatta esposizione di oggetti di seconda mano che possono essere venduti e comprati; non rifiuti ma beni: oggetti in ottimo stato che sono ancora utilizzabili, intercettati prima di essere buttati via.

Il riutilizzo è attualmente regolamentato dalla direttiva 2008/98/CE, che “stabilisce il quadro normativo per il trattamento dei rifiuti nella Comunità.

La direttiva definisce alcuni concetti basilari, come le nozioni di rifiuto, recupero e smaltimento, e stabilisce gli obblighi essenziali per la gestione dei rifiuti”.  cui ha fatto seguito, in Italia,  il PROGRAMMA NAZIONALE di PREVENZIONE DEI RIFIUTI, adottato il 7 ottobre 2013 con decreto ministeriale.

 

corso-rifiuti-01-lezione-adempimenti-amministrativi-5-728La normativa europea del 2008 ordina, in una scala di efficienza e valore, le pratiche possibili per diminuire la produzione di rifiuti.

Ri-usare un oggetto prima che abbia terminato il suo ciclo di vita è prevenzione dei rifiuti e si colloca al vertice della piramide, come la pratica più efficiente.

 

In proposito, però, restano ancora dei vuoti legislativi.

La richiesta degli operatori dell’usato è, attualmente, legata al riconoscimento come figure professionali autonome e rilevanti che forniscono un servizio ai cittadini nell’ambito della prevenzione dei rifiuti.

Per tracciare un modello di crescita economica intelligente legata ai principi di sostenibilità ambientale e efficienza nell’uso delle risorse è necessario adeguare la normativa italiana alle direttive europee. In attesa di ciò gli Operatori dell’usato si sono incontrati a Roma il 23 Marzo 2015 durante la manifestazione UsatoCamp, per focalizzare l’attenzione dei media e del mondo politico sulla necessità urgente di normare il settore dell’usato in conto terzi con regole chiare ed equilibrate.

Abbiamo cercato di darvi alcune brevi indicazioni sulle questioni legate alla normativa; per ulteriori approfondimenti comunque, vi invitiamo a leggere, oltre ai testi di legge citati, il RAPPORTO NAZIONALE SUL RIUTILIZZO 2014 e gli altri documenti a cura di Rete ONU.

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Torna Riusanze in versione… “anteprima”.
Aspettando il ritorno della Fiera dell’usato domestico e solidale che si terrà a settembre (sempre a Forte Carpenedo) l’Anteprima sarà una giornata di mercato dell’usato, aperto a chiunque voglia proporre ad offerta libera libri, vestiti, accessori, elettrodomestici, dischi, oggettistica  e tutto quello che, rigorosamente usato, può tornare a seconda vita.

Consumo critico e sostenibile, sobrietà, riduzione dei rifiuti, solidarietà, integrazione del reddito?
Anteprima Riusanze!

Nel corso della giornata (in coincidenza con la Festa dello Sport) sarà aperto il punto ristoro di Forte Carpenedo.

Per informazioni ed iscrizioni: riusanze@gmail.com, 3487689851 (Marina – ore pomeridiane)

Il gruppo Mani Tese di Mestre

 

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SpazioRiuso.it arricchisce il dizionario del riuso grazie al contributo di Mirco Rossi.

“L’umanità sta superando numerosi “limiti” e mettendo in discussione le condizioni stesse della sua esistenza, legate all’equilibrio dinamico che ha governato il pianeta. Gran parte delle abitudini e dei comportamenti che si sono consolidati nell’ultimo mezzo secolo di “vacche grasse” devono essere abbandonati o cambiati, a partire dalla insulsa distruzione di materia e di energia che costituisce l’insieme dei nostri rifiuti. La più semplice e facile risposta è la pratica del riuso e del riutilizzo.”

Così iniziamo a riflettere a partire dalle esperienze personali e da una conoscenza del fare.

Riuso: antico vizio di famiglia che … si consolida.

In questa foto ci sono tante storie e tanti ricordi, uniti a funzionalità attuali e future.

Cerco di farne un sunto senza annoiare il lettore.

La sezione di rotaia.

Risale ai primi anni ’30, quando il nonno materno lavorava ancora nell’officina delle ferrovie. E’ un perfetto mini-incudine che offre piani, angoli netti, punti curvi o vuoti, per raddrizzare, appiattire, sagomare, curvare o piegare opportunamente piccoli oggetti di metallo. L’ho ereditato e lo tramanderò a uno dei miei figli che crescendo hanno imparato a sfruttarlo. Non so quantificare le innumerevoli volte che mi è stato utile. Da bambino l’uso più frequente che ne facevo era raddrizzare chiodi usati che, dal legname dov’erano conficcati, estraevo con ….

La tenaglia

Non ne sono certo ma dovrebbe risalire alla fine dell’800. Costruita artigianalmente con ferro acciaioso si caratterizza per l’apertura a rondine del finale di uno dei due manici, leggermente piegato, accorgimento utilissimo per sollevare di pochi millimetri la testa del chiodo conficcato nel legno per poi tirarlo fuori con le ganasce. Era del nonno paterno che ritengo l’abbia usata a lungo innalzando e smontando le impalcature necessarie a sostenere le sponde dei canali che scavava per “professione”. E’ sempre stata usata molto da mio padre e da me quand’ero bambino. Ultimamente la uso di rado perché ormai i chiodi si usano poco sia in falegnameria che in carpenteria. Ma talvolta è ancora utile.

Il metro

Si tratta di un metro d’acciaio a stecche di 10 cm ciascuna, un tempo insostituibile nelle officine e in particolare nel lavoro dei fabbri. Può essere piegato “di piatto” per seguire bene le curve, entrare in contatto senza problemi con metalli molto caldi, incandescenti, o con parti molto sporche e unte di olio. Lo adoperava mio padre nell’officina dello stabilimento dove lavorava dal 1942. Lo uso ancora quando le condizioni lo richiedono ma non così di frequente perché è lungo solo un metro.

Il trapano da traforo

Me lo regalarono che avevo 8 anni quando con gli amici avevo acquistato il pacco di disegni da incollare (con la colla che facevamo mescolando acqua e farina di frumento) sul compensato di faggio per costruire “a traforo” durante l’estate in parrocchia la Torre Eiffel. Era una grande sfida realizzare una struttura complessa, alta circa 120 cm, ma ci riuscimmo e ne andammo a lungo orgogliosi. Quel trapano è nato per fare fori da 1 o 2 mm di diametro su spessori di legno tenero spessi non più di 6-7 mm e infilarci dentro il seghetto che poi viene fissato allo speciale archetto. Diventato grande non ho più usato il traforo ma ho scoperto che quell’attrezzo è particolarmente efficace nel preparare, senza bisogno di attrezzature elettriche, il primo foro di “invito” nel muro quando si appende un quadro. Il chiodo così non rischia più di far saltare la malta dell’intonaco.

Il trapano a manovella.

Lo acquistai negli anni ’60 quando i trapani elettrici erano già ben diffusi ma ancora grandi, ingombranti, e si doveva alimentarli con il cavo dalla rete. Non esistevano gli avvitatori o i piccoli trapani a batteria.

Quel semplice trapano a ingranaggi soddisfava egregiamente le esigenze più minute che inevitabilmente si presentavano nel bricolage casalingo. Anche adesso, senza rete elettrica e con le batterie scariche, le sue prestazioni risultano utili.

Lo spaccanoci in acciaio inox

E’ uno strumento che uso quasi quotidianamente. Lo costruì mio padre nell’officina dove lavorava ricavandolo da una verga di acciaio inox. Faceva parte di un “servizio” che comprendeva un lungo coltello e un mestolo semisferico da cucina, con cui, appena sposato, arricchì la scarsa dotazione casalinga durante la guerra. Il resto del “servizio” l’ho già consegnato al più grande dei miei figli che ne fa uso normalmente.

Mirco Rossi, divulgatore sui temi dell’energia, sottolinea le connessioni tra i pericoli e le esigenze che emergono dalle sue ricerche tecnico-scientifiche e i valori etico-sociali della sobrietà, oggi largamente soffocati dai guasti del consumismo. È membro del Comitato Scientifico di Aspo Italia (sezione di Aspo International – Association Study of Peak Oil and Gas) e del Comitato Scientifico del Centro Studi l’Uomo e l’Ambiente di Padova.

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Oggi il blog di SpazioRiuso.it è andato a cercare alcuni degli artigiani del riutilizzo che lavorano a Venezia e dintorni, sono Enzo e Camilla, rispettivamente di Redolab e Camoz. Ognuno ha la propria esperienza – Redolab crea principalmente mobili e complementi d’arredo con materiali di recupero, Camoz produce accessori con i tessuti che vengono dalle velerie. Dal loro incontro poi, nascono idee e prodotti sorprendenti….

Da dove nascono le vostre esperienze? Nello specifico: per voi da dove è nata l’idea di sfruttare –economicamente- la pratica del riuso e ciò viene prima o dopo il “ riuso come esigenza personale-creativa”?

E. Redolab è un progetto nato nel maggio 2013 da me, Enzo Agresti, che mi occupo del lavoro manuale, e da Enrico Borsani Colussi, che invece gestisce l’immagine e la comunicazione.
Il progetto ha preso forma durante l’organizzazione del festival sul riuso creativo “tuttodarifare” che si è tenuto nel maggio 2013 presso la ex centrale del latte Plip a Mestre.
Durante quel periodo abbiamo avuto a che fare con molti creativi/artigiani, che poi sarebbero diventati gli espositori del festival, e la loro passione ci ha coinvolti: unire creatività ad una nuova interpretazione degli oggetti e del materiale destinati allo smaltimento è un gran bel modo per contribuire al rispetto e salvaguardia dell’ambiente.
A seguito di questa esperienza è nato Redolab un laboratorio artigianale e creativo che realizza mobili, complementi d’arredo e oggetti di artigianato attraverso il riciclo di materiali recuperati.

C. La mia esperienza di Camoz nasce un po’ per scherzo, ma direttamente sul campo, da quando lavoravo come artigiana in veleria avevo provato a realizzare x gusto personale alcune borse e oggetti fatti con gli scarti delle vele, sicuramente è stata determinante la mia esperienza in Francia, dove nel periodo in cui ho lavorato in veleria una mareggiata danneggiò la struttura dove lavoravo e con essa tutti i tessuti e le vele presenti, da li ho iniziato a recuperare costantemente i tessuti e a pensare che quello che era ritenuto uno scarto, se opportunamente trattato, poteva diventare una risorsa. Poi chiaramente la componente della passione per quello che fai è determinante.

Da idea a realtà economica/sociale/commerciale… Mi chiedevo se vi sono serviti dei fondi per iniziare, da dove vengono, se sono stati vostri risparmi o avete trovato qualcuno che investisse nelle vostre idee…

E. Per mantenere la massima indipendenza e poter esprimere al meglio le nostre idee abbiamo investito il nostro tempo e il nostro denaro e ringraziamo tutti quelli che hanno creduto nelle potenzialità del progetto e hanno comprato le nostre realizzazioni.

C. Io personalmente sono ancora in evoluzione, la mia realtà fa fatica a sfociare in qualcosa di istituzionalizzato, però devo dire che non ho mai cercato un supporto esterno mi sono sempre affidata alle mie risorse e forse è proprio per questo che faccio fatica a decollare, ho diversi negozi che tengono i miei prodotti e molte collaborazioni ma sopravvivere non è facile!

Secondo voi, l’investimento in un’attività che “fa up-cycling” è maggiore, minore o uguale ad una qualunque attività economica e creativa che “fa design”?

E. È sicuramente una attività economica/creativa che fa i conti con aspetti nuovi .
Tenere un equilibrio tra produzione e basso impatto ambientale, scelta limitata e disponibilità dei materiali, competenze artigianali sempre diverse , completa e arricchisce il “fare” design.

C. Secondo me l’upcycling è ancora una nicchia, un affare per pochi, nel senso che piace molto ma non è ancora passata l’idea che l’oggetto di design e l’oggetto artigianale sono assimilabili, quindi in un certo senso il design ha un pubblico più esteso, piace di più. Poi fare upcycling prevede una preparazione del materiale, che da scarto diventa di nuovo utilizzabile, non trascurabile. Nel mio caso le vele vanno selezionate, lavate ripulite e smontate delle loro componenti inservibili(anelli, fettucce, cordini). Quindi c’è paradossalmente più lavoro che nell’avere a disposizione un tessuto nuovo, però dall’altra il materiale viene recuperato praticamente a costo zero.

Poi a un certo punto Camoz e Redolab si sono “incontrati”. Da dove nasce questa collaborazione?

E. Abbiamo avuto la possibilità di partecipare con un piccolo gruppo di espositori a tema riuso alla fiera della decrescita “altrofuturo” 2014 e in quell’occasione abbiamo esposto insieme a Camoz , quindi il caso ha voluto farci incontrare!!!

C. Come le cose migliori, l’incontro è stato puramente casuale, parlando con Enzo gli ho spiegato l’idea che avevo -da tempo – di realizzare uno sgabello con la seduta in vela riciclata, ma non mi interessava commissionarlo ad un falegname, ci voleva un filo conduttore che rendesse il pezzo coerente, quindi niente di meglio che una struttura in legno riciclato su cui montare la seduta in vela anch’essa riciclata, insomma un prodotto di upcycling in piena regola.

La sedia da meditazione: progetto azione. Come ha funzionato per voi il processo creativo/collaborativo?

E. La richiesta, come ti diceva Camilla, è partita direttamente da Camoz in quanto stava organizzando la sua partecipazione al mercato che si tiene a Trieste durante la manifestazione velica “Barcolana”. […] Per il processo creativo ci siamo affidati ciascuno alla propria fantasia ed esperienza e il risultato è stato la “sedia da meditazione” .

C. Come ho detto parlandone nasce tutto, la competenza di Enzo riguardava la realizzazione di una struttura maneggevole, in cui si potesse facilmente smontare la parte della seduta, quindi in un certo senso i grattacapi maggiori sono stati i suoi, io poi ho preso le misure a struttura finita e ho realizzato la seduta in tessile, che quindi è smontabile e lavabile.

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Qualcuno (noi di SpazioRiuso inclusi) afferma che nei negozi dell’usato si prova un cambiamento culturale ed etico: il passaggio dall’idea di USA E GETTA a quella della SECONDA VITA, della sostenibilità, della cura per le cose e il rifiuto degli sprechi.

Eppure molte delle cose che possediamo e conserviamo spesso hanno per noi un valore legato a ricordi, esperienze, storie e persone.

Ecco che, allora, la vendita del proprio usato (o, peggio ancora, l’usato dei propri cari!) diventa uno spunto per riflettere su noi stessi, sul legame che abbiamo con le cose.

Mettendo in vendita il nostro usato dovremmo ricordare che i nostri affetti, le nostre storie, i nostri ricordi non sono per forza legati agli oggetti; se conserviamo una felpa di qualcuno ormai lontano, tenerla nell’armadio ad ammuffire difficilmente terrà vivi i bei ricordi… se ammettessimo che essi non sono legati alle cose…probabilmente armadi stracolmi e impossibili da chiudere troverebbero finalmente pace…e, attraverso i negozi dell’usato, noi e tanti altri potremmo trarre beneficio.

Sia chiaro, non parlo di svuotar cantine e portare nei negozi dell’usato ogni tipo di cianfrusaglie. Parlo di un libro che ci hanno regalato ma che già avevamo, di un vestito che non abbiamo più occasione di indossare, del bracciale che non ci piace più o delle cose di quando eravamo bambini.

Forse quelle sono le più difficili da cui separarsi, sono spesso legate a pezzi importanti e dolcissimi della nostra vita ma…. proprio il piacere che un bambino prova nell’usare un gioco dovrebbe spingerci a condividere la felicità che noi stessi -o i nostri figli- abbiamo provato utilizzando quegli oggetti. Sempre meglio che lasciarli prender polvere in soffitta.

 E i miei ricordi? quelli li porto con me, senza bisogno di trascinarmi dietro, ogni volta, enormi valigie.

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Ho iniziato a –letteralmente- contare quanti mercatini delle pulci ho incontrato, ultimamente, nei miei  viaggi in Europa ma anche solo in Italia.

Giusto per fare un elenco dell’ ultimo anno:

  • a Lisbona la Feira da Ladra

a Londra, poi, i mercatini vintage sono tantissimi (per citare alcuni dei più noti: il Portobello Road e il Brick Lane Market)

Insomma, ovunque andiamo, ultimamente, volenti o nolenti, incappiamo in un mercato dell’usato. Molti di questi luoghi sono storici, caratteristici delle città in cui si svolgono e prova, duratura, del valore che il riuso ha come pratica (e come salvatasche !).

I mercatini delle pulci sono luoghi antichi delle città, molto spesso considerati identitari e imprescindibili dalla vita stessa di un quartiere. Per questa ragione, e per il fondamentale valore economico dell’ economia dell’usato che oggi stiamo riscoprendo, i mercati storici dell’usato dovrebbero essere riconosciuti come identitari della cultura e della tradizione di un quartiere.

Naturalmente i dubbi che sorgevano, fino a poco tempo fa, su questi luoghi e che tendevano a farne spazi di margine, tra il legale e l’illegale, sono ancora diffusi. Non è raro soffermarsi tra le merci esposte e chiedersi da dove queste provengano. Eppure, in realtà, nonostante l’immaginazione che galoppa, va chiarito che quasi mai gli ambulanti che espongono nei mercatini delle pulci propongono merce di dubbia provenienza. Certo, considerata la legislazione in materia di rifiuti, preparazione al riutilizzo e mercato dell’usato, i venditori ambulanti si ritrovano, spesso, in zone grigie della legislazione.

Ma la diffusione di questi mercati tradizionali e il successo -come spazi economici e sociali- che essi hanno, dovrebbero essere una spinta in più, per le istituzioni, a chiarire norme e regole e a cercare soluzioni che rendano i mercati delle pulci una realtà più trasparente e meno “sommersa”. Al contrario i mercatini in conto vendita, di cui parlavamo qui, sono legalmente e fiscalmente regolati con norme precise, quelle relative alle attività di agenzie d’affari. Per questo motivo è garantita l’assoluta trasparenza e tracciabilità di ogni singolo articolo.

In ogni caso, quello che porterò sempre con me delle giornate perse a passeggiare per questi mercatini (oltre ad una meravigliosa giacca di pelle rossa pagata pochissimo!) è il ricordo delle folle che si incontrano, parlano, scambiano, vendono e comprano e, spesso, si raccontano le storie degli oggetti che passano di mano in mano.

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